Orvieto, la città amata dagli stranieri

Orvieto, la città amata dagli stranieri.

In Umbria, subito dopo Assisi, la città più conosciuta dai turisti stranieri è Orvieto. Che, quindi, è obbligata a offrire sempre il meglio ai visitatori. E il meglio comincia a tavola, uno dei motivi principali a spingere lo straniero a venire proprio nel nostro bel Paese. Bene, sappiate che il vino di Orvieto è uno dei più pregiati non solo dell’Umbria, ma di tutta Italia. I primi che vanno per la maggiore sono gli umbricelli al rancetto, gli stringozzi al tartufo nero di Norcia e la carne. Ma se vogliamo entrare ancora più nello specifico, non potrete fare a meno di chiedere al ristoratore la Lumachetta Orvietana, ossia un rustico impastato in modo simile al pane, insaporito poi con strutto, parti di maiale e pecorino locale. In passato, i contadini del luogo usavano tenerle sempre un po’ in tasca.

La Gallina ‘mbriaca, invece, viene preparata con materie di prima qualità, il suo nome deriva dal fatto che l’ingrediente principale è il vino locale. La gallina viene per l’appunto cotta nel vino, accompagnata da calici di Montefalco Rosso, Sangiovese e Chianti. In particolare per l’inverno, ma non solo, perché non provare la zuppa o minestra di ceci e castagne? Solitamente è un antipasto dal sapore intenso e delicato. Il coniglio cotto a porchetta rispecchia in pieno l’antica tradizione culinaria di Orvieto: cotto al forno, viene poi speziato con rosmarino e finocchietto selvatico.

La scelta del menu è molto ampia: ci sono i mezzafegati di maiale, i fagioli all’uccelletto, la frittata di tartufo bianco, il piccione in salì o alla leccarda, la minestra di fave o scafata, i ravioli di carne con brasato di chianina, il filetto di chianina accompagnato da lardo e tartufo. Non scordatevi il dessert, naturalmente. Se Brustengolo, Ciaramicola e Panpetato sono tipici dolci umbri, qui potete gustare pure le frittelle di San Giuseppe (soltanto il 19 marzo), le ciambelle al vino, la zuppa inglese, i tozzetti alle nocciole con vinsanto e i maritozzi morbidi della mietitura.

La produzione di vino è antichissima, dall’epoca degli Etruschi. Orvieto è chiamata anche la città di Terrae Vineate perché le sue colline offrono terreno molto adatto a coltivare vite e piante di olivo. L’Orvieto Classico Doc è il più conosciuto, bianco dal colore paglierino, dal gusto asprognolo. Esiste la versione dolce e quella secca, che si determina utilizzando verdello, trebbiano e grechetto. Il Rosso Orvietano Doc ha sapore intenso e morbido, l’uvaggio è costituito da Cabernet, Sangiovese, Ciliegiolo, Merlot e Aleatico. Da assaggiare, della zona, l’ITG Allerona (bianco, rosato e rosso) e il Doc Lago di Corbara. Dalle viti di Orvieto si ricavano pure grappe, distillati e vinsanto. Tra i più conosciuti Svinerre (liquore di visciole selvatiche), Orvietan e Salviano (vinsanto).

 

Orvieto, l’Umbria Jazz Winter è qui.

Città dalle tante risorse, Orvieto. Che magnetizza il visitatore anche grazie ai tanti eventi organizzati. Si disputa fin dal 1966 la Cronoscalata della Castellana per auto. Si svolge sulle S.R. 79 Bis Orvietana. In occasione della Pentecoste, ecco la Festa della Palombella, istituita nel XVI secolo dai Monaldeschi. Dal 2005, in seguito alle proteste degli animalisti, la colomba non è più legata allo stemma, ma in un tubo di plastica trasparente che scorre lungo il cavo. Cavo che attraversa piazza Duomo per terminare su una macchina in legno addobbata con botti e mortaretti, che si accendono all’arrivo della palombella. Dalla fluidità del movimento e da altri fattori si determina l’auspicio dell’anno agricolo successivo. La domenica successiva alla Pentecoste, aria di competizione in piazza del Popolo per il Palio dell’Oca. Pista in terra battuta, i cavalieri delle due contrade si confrontano in gare di abilità a cavallo. La processione del Corpus Domini esiste dal 1337. Ad accompagnarla un corteo di 400 figuranti per evocare il miracolo eucaristico di Bolsena.

Ancora da ricordare il presepe nel Pozzo, ossia sotterraneo con personaggi animati a grandezza naturale. Umbria Jazz Winter, che si tiene tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. È un festival internazionale di musica jazz. Ad agosto, invece, è tempo di mostra dei vini e dei prodotti artigianali. Infine, ecco la rassegna dedicata a chi ama i fumetti, Orvieto Comics, ospitata nel Palazzo dei Sette e nel Palazzo del Popolo; Orvieto Cantine Aperte, solitamente nel periodo primaverile; e Orvieto in fiore, rassegna nata nel 2013. I balconi della città e le principali piazze diventano autentici giardini con fiori che ricordano i quartieri. Sono invece quattro i musei che potrete visitare a Orvieto: quello dell’Opera del Duomo, il Faina, quello archeologico nazionale e il Tempio del Belvedere.

Il Teatro Mancinelli è sicuramente un’attrazione della città. Qui si tengono stagioni di prosa, danza e concerti. La struttura è neoclassica, la sala ha palchi decorati e soffitti affrescati. La struttura è stata riaperta al pubblico nel dicembre 1993 dopo i restauri che l’hanno riportata ai fasti originari. Sono 560 i posti a disposizione del pubblico.

Città dall’antico blasone e dal moderno modo di valorizzarsi agli occhi del turista, Orvieto è stata città natale di moltissimi personaggi famosi. Lucangelo Bracci Testasecca, nato nel 1883, è stato un fervente anti fascista, fondatore con Vincenzo Torraca del giornale ‘Volontà’ e amico di Gaetano Salvemini e Piero Calamandrei, noti per la loro lotta al fascismo. Di Orvieto pure il soprano Erminia Frezzolini. L’attrice Anna Marchesini, nota al pubblico per aver fatto parte del trio Solenghi – Marchesini – Lopez, da Orvieto ha mosso i suoi primi passi. Carlo Mattogno, saggista, è considerato il principale negazionista italiano dell’Olocausto. A Orvieto è nato l’ex velocista di atletica Stefano Tilli.